TUTTO QUELLO CHE SO SUL CINEMA E CHE NON HO MAI OSATO CHIEDERE |
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| Considerazioni semiserie sul Cinema | |
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REGOLE PER UNA CORRETTA VISIONEHey Gente, ho aperto questo Blog perchè voglio parlare con voi, assieme a voi, di cinema. I miei post tratteranno di questa Macchina Per Sognare, e ogni volta criticherò un Film, o una Serie. Come tutti i commenti critici, sono assolutemente opinabili. Si basano su miei personalissimi gusti personali e sul mio senso dell'estetica. Ovviamente, ogni commento è ben accetto. Anzi, se faccio delle sviste, se ometto delle informazioni, se sbaglio, insomma, soprattutto nel contesto di informazioni tecniche, contattatemi tramite hms e provvederò a correggere. Se volete che parli di qualche film in particolare, basta che me lo facciate presente, sempre tramite hms. Credo che ci si possa divertire molto a parlare di Cinema insieme!!!
:) P.S.= I giudizi sono espressi in stelline, da una al massimo di cinque, compresi i mezzi voti. Cinema nel WebAmo1. Cinema
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2. Cinema 3. Cinema 4. Cinema 5. Cinema | 06 Dicembre 2006
Salò o le 100 giornate di sodoma, di P.P. Pasolini, con P. Bonacelli, G. Cataldi..1975![]() Durante la Repubblica di Salò, ragazzi e ragazze partigiani o figli di partigiani, vengono rapiti da quattro fascisti (un monsignore, il presidente della corte d'appello, un duca, un altro presidente), rinchiusi in una villa di campagna e costretti a subire tremende violenze sessuali. Quattro ex prostitute aiutano gli aguzzini nella messa in atto di molte sevizie eccitandoli con racconti erotici spinti. E' un film dove il sesso (inteso come puro atto copulativo, svincolato dagli affetti) è presente in maniera massiccia, e la sua estremizzazione in forme sadiche è prima di tutto una metafora: l'atto di sottomissione cui i ragazzi e le ragazze sono costretti è inquadrabile nella forma di sfruttamento sul popolo attuata dal fascismo. Pasolini usa il sesso per manifestare i soprusi, le ingiustizie, le perversioni di un metodo di governo assolutamente coercitivo. Lo spettatore vede violenza fisica ma soprattutto morale, e rimane allibito da tale crudeltà. Perchè questo è un film crudo, cinico e spietato, dove le immagini parlano da sole. Molti i momenti in cui verrebbe da togliere lo sguardo, ma si continua ugualmente ad osservare e non capire. Qui il potere costringe, ruba, priva gli uomini della libertà. Uno dei temi principali, oltre al sesso sadico come metafora di abusi di potere, è quello della morte, attesa, quasi sperata dalle vittime. Solo pochi di essi godranno del beneficio di una fine veloce, quasi indolore, ma molti soffriranno torture e sevizie d'ogni genere. Il finale lascia in molto in sospeso, e potrebbe non sanare in tutti gli spettatori il desiderio di un riscatto finale da parte delle vittime. Consigliato a chi ha già dimestichezza con Pasolini e il suo modo di fare cinema. Sconsigliato a chi non regge i ritmi lenti e le immagini forti. Ucì a Parigi nel 1975, tre mesi dopo la morte di Pasolini freddato in strada durante gli anni di piombo. Tratto dall'omonima opera di Sade. Giudizio: *** 1/2 28 Novembre 2006
Kill Bill Vol 1 e Vol. 2, di Q. Tarantino, con: U. Thurman, D. Carradine, L. Liu..., 2003![]() A El Pazo, Texas, Blackmamba (nome in codice di una spietata killer) si sta per sposare con un commesso di un negozio di dischi con l'intento di rifarsi una vita. Nel giorno delle prove di nozze, le fa visita il suo ex-capo, Bill, da cui lei è fuggita, ed è una strage. Tutta la famiglia della sposo viene sterminata dagli ex colleghi di Blackmamba, una squadra di sicari al soldo di Bill, ma lei sopravvive nonostante una pallottola le abbia attraversato il cranio e, dopo quattro anni di coma, si risveglia col preciso intento di vendicarsi. La caccia all'uomo, ovvero Bill, prende corpo e tutti i responsabili della strage avranno la fine che si meritano. Questo non è semplicemente UN film, ma si può parlare di metafilm, poichè contiene più generi. Tarantino è un cineasta accanito, e il citazionismo qui si spreca. Ogni scena è un rimando, un riferimento ad una fonte cinematografica. L'infulenza più evidente è quella del Cinema Giapponese degli anni 70, coi movie sul kung fu e sulle arti marziali. Blackmamba, infatti, è esperta di lotta e usa una spada forgiata da Hattori Hanzo, già protagonista di una serie cult giapponese proprio degli anni 70. Anche lo Spaghetti Western è fonte di ispirazione; Sergio Leone è omaggiato nella descrizione dei paesaggi attraverso lunghe riprese degli esterni, i deserti aridi del Texas. Kill Bill non è un film di lotta, ma di più lotte. C'è lo scontro fisico, con sequenze strepitose di lotta corpo a corpo, sia a mani nude che con spade o coltelli (memorabili i 20 minuti di sanguinoso e cruento duello a suon di sciabolate che Blackmamba intraprende con gli 88 Folli: più di 100 comparse attaccano e tentano di uccidere Uma Thurman-Blackmamba. Lo splatter tanto caro a Tarantino qui raggiunge il suo apice, con il sangue che esce a fiotti dai corpi martoriati dei folli che soccombono uno ad uno..). Ma c'è anche lo scontro morale, tra la voglia di rivalsa di Blackmamba che sogna una vita normale, e la sua stessa inclinazione alla violenza, dato naturale inconfutabile. E' anche un film di filosofia, con dialoghi sul senso della vita e insegnamenti etici. Ed è un film, soprattutto, che elimina lo stereotipo dell'eroe identificato unicamente in una figura maschile, in favore di donne letali e mortali quanto e forse più dei maschi. Il Film è diviso in due tronconi. Il Vol 1, che vede Blackmamba affrontare una parte dei suoi ex-colleghi. Ed il Vol 2, dove continua il viaggio punitivo della donna, e che culmina nello scontro finale, il meno fisico (un solo gesto risolve il duello) ma anche il più malinconico (Blackmamba sconfigge un nemico che non è solo persona fisica, ma è anche il suo stesso passato). Nel primo volume sono privilegiati l'azione pura, lo scontro, il sangue che scorre a fiumi. Nel secondo episodio, superiore al primo, i personaggi vengono meglio delineati a livello psicologico, e la storia, da semplice atto di vendetta, si trasforma in viaggio umano di redenzione, dove il male mostra la sua faccia buona e il bene mostra il suo lato cattivo. Tarantino ha fatto un film che va visto soprattutto da chi ama il Cinema inteso come viaggio, come passato nel presente. Le citazioni a generi cinematografici estinti, come quelli di lotta giapponese, o allo Spaghetti Western di Leone e Eastwood, sono un omaggio a ciò che era ma che può ancora essere, sono un regalo alle nuove generazioni e soprattutto a sè stesso: Kill Bill è l'infanzia di Tarantino a livello di influenze artistiche. Vol 1, giudizio: *** 1/2 Vol 2, giudizio: **** 18 Novembre 2006
SHINING (di S. Kubrick, con J. Nicholson, S. Duvall, D. Lloyd...), 1980![]() Jack Torrance accetta di custodire l'Overlook Hotel, sontuoso albergo montano teatro in passato di numerosi suicidi e omicidi, durante la stagione invernale. Vi si stabilisce con la moglie, Wendy, e il figlio Danny, il quale possiede facoltà extrasensoriali denominate Shining (Luccicanza). Ben presto gli influssi malefici che l'Overlook esercita sui custodi colpiscono il frustrato Jack, che diventa violento e aggressivo, arrivando a minacciare di morte i suoi stessi familiari. In questo film angoscioso e assolutamente pessimista, l'uomo è visto come portatore di Male e unico responsabile del suo stesso degrado (Jack è uno scrittore fallito), incapace di risollevarsi dalla sua condizione di fallimento. Kubrick ha adattato l'omonimo romanzo di S. King, smussando la presenza del soprannaturale, che nel libro è massiccia, ed acuendo i risvolti drammatici. La luccicanza di Danny (ovvero la capacità di leggere il passato nel presente) è allo stesso tempo croce e delizia: croce perchè egli visualizza nitidamente gli spaventosi omicidi e suicidi che provocano in lui uno stato d'ansia e affanno, e delizia perchè risulteranno essere utili al fine della sopravvivenza. Molti i temi sviluppati. In primo luogo il complesso di Edipo, rappresentato dall' odio/amore padre-figlio, per arrivare al mito del Minotauro, rappresentato dall'episodio del labirinto (assente nel libro). Dal punto di vista stilistico il film può essere considerato un modello, un Auctoritas. La Steadycam è usata in maniera massiccia (assai notevole la scena che vede Danny scorrazzare per i corridoi deserti dell'Hotel: la camera segue il triciclo da dietro per un lungo percorso. L'assenza in questa scena di un commento sonoro serve a calare lo spettatore nell'atmosfera muta e angosciosa che nell'albergo regna sovrana). Numerosi i piani sequenza, con lunghe descrizioni agli ambienti vuoti e desolati. Gli influssi malefici sono descritti attraverso scorci furtivi di presenze maligne ritratte in pose sconce o grottesche. Notevole la recitazione di Nicholson, perfetto nel ruolo di padre alcolizzato e fallito, che perde il lume della ragione e si schiera con il Male contro i suoi amati. Ottima anche la Duvall, moglie insicura ma madre affabile che risultareà decisiva nello scontro finale. Giudizio: **** 1/2 17 Novembre 2006
Forrest Gump (di R. Zemeckis, con: T. Hanks, R. Wright, G. Sinise...), 1994![]() Trent'anni di storia americana sono visti (e vissuti) con gli occhi di Forrest Gump, un ex-paraplegico dal quoziente intellettivo al di sotto della media. Partendo da una provincia dell'Alabama, il suo viaggio esistenziale distratto e casuale lo porterà a diventare un eroe di guerra, una celebrità, un pluri-miliardario, un idolo delle folle sportive, un marito e un padre perfetto. E' un film sui sentimenti e sul destino, un'inno alla casualità ma anche alle scelte di vita, che si regge su forti contrasti: la debolezza fisica e mentale di Forrest controbilanciata dalla sua stessa carica morale, non consapevole (ogni gesto o azione è risultato di lezioni imposte da altri, siano questi la madre o l'amata) ma assai tenace. I personaggi di contorno (il tenente Daan, Genny, l'amico Buba), tutti sani di mente ma estremamente deboli dal punto umano e morale, hanno lo scopo di far esaltare la semplicità e la purezza dell'anino di Forrest, stupido gentile. In maniera del tutto Casuale e quasi non voluta ottiene successo, fama, gloria, senza mai capire il vero significato di queste parole. Si rimane incantati da tale visione estatica della vita, poichè nessuno sente e vede a quel modo. Forrest subisce eventi che manderebbero nel più totale sconforto qualsiasi persona "normale" (si pensi ai compagni di scuola che lo maltrattano, o all'amore travagliato e insicuro che vive con Genny), ma tutto è vissuto con flemma, calma e sincerità. Forrest non si arrabbia mai. Qualcuno potrebbe pensare che egli non capisca, ma in realtà sa, comprende, forse meglio di ogni altro genio mentale. Dal punto di vista stilistico Zemeckis ci fa vedere l'America attraverso i colori, dei paesaggi, delle città, dei vestiti, dei modi di fare, e attraverso il suono, sottolineando ogni momento di pathos con una colonna sonora adatta e coinvolgente. Ottima l'interpretazione di T. Hanks (che vinse l'Oscar), perfetto nella resa della stupidità gentile del suo personaggio. Più che nei dialoghi, percepiamo il sentire di Forrest attraverso il suo sguardo, riflessivo e malinconico. Il film vinse 6 Oscar totali. Le scene di apertura e di chiusura (quelle con il volo della Piuma) ci guidano nella lettura del film. Grazie alla tecnica digitale vediamo Forrest incontrare noti personaggi della Storia Americana e non solo degli ultimi vent'anni (Lenon, Kennedy, Elvis), situazioni ottenute montando la figura di Hanks su vecchi filmati di repertorio. Giudizio: *** 1/2 |